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UN BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

Capitolo V

1. In capo alla Biglietteria
la coda s'inceppò.
Non scorse, s’arenò
a monte, con Maria.
5. Sì lunga fu l’attesa
che pazienza poi scemò
del cui modo non dirò
né dell’ira, né dell’offesa.
9. Giacché qui or mi preme
- incline al rispetto -
di ciò che lì fu detto
riferir quelle parole estreme.
13. E se a qualcun non piace
di questa storia il passo,
sul cuor ci posi un masso
e poi si quieti in pace!
17. Giovanni: Maria, ma belle, buongiorno!
Allora per Milano?
Mi scusi, ho inteso strano:
di andata e di ritorno?
21. Non ho capito, non mi sovviene.
La prego un po’ più vicino
in basso al microfonino
così che possa sentirla bene.
25. Maria: Di sola andata signor Giovanni,
poiché a Paderno non torno più.
Con me soltanto porto virtù:
fiori perenni, erti sugli affanni.
29.Avvilita è chi non vede più
né speranze né orizzonti
ma non io! Ho fatto i conti
mai piegando la testa in giù.
33. Maldicenze sul mio conto:
sembra essere il mestiere
di chi in piazza sa vedere
solo scandali, ma a torto!
37. I peggiori son proprio quelli
che chiamavo amici cari.
Riproduttori agamici rari,
di cattiverie, son zimbelli!
41. La colpa? Aver amato
un uomo che ho sentito mio
da sempre - né è testimone Iddio! -
che volle, malgrado me, legato.
45. A quella Chiesa che lo incoronò precoce
obbediente, casto e in povertà
sacerdote sopra ogni vanità
con licenza di pietà, di chiodi e della croce.
49. Ho amato l’uomo e non la sua veste!
La sua parola e non i suoi sermoni!
Un uomo solo con i suoi demoni
che sentiva, l’attrazione, peste.
53. Ho conosciuto le sue paure:
i sensi di colpa - foglie ingiallite -
svelavano tenerezze accudite
sul corpo e nell’anima pure.
57. L’amor segreto, amor non è.
È la gabbia della malizia.
Il soffio dell’impudicizia.
Amar senza più vivere, cos’è?
61. Mi sentii così per qualche anno
come in prigione, senza aver reato.
Provare amore - questo è il mio peccato ? -
all’uomo cinto d’immacolato panno.
65. “Sono una donna, non sono una puttana!”
Lo scrissi sui muri delle case,
sui banchi lignei della chiesa,
sui sanpietrini a basamento della fontana.
69. Liberai il cuore,
e corsi fra le sue braccia:
ricordo ancora la sua faccia!
Mi esiliò! Non fu pudore!
73. << Ma sei impazzita, la gente guarda!
Che cosa fai, ti sembra il caso?
Cammina avanti, dritta al tuo naso
Da brava, senza mai abbassar la guardia! >>
77. Le sue parole, le mani fredde
mi respinsero in nome di un’ipocrisia.
Mi sentii tradita, colpita da afasia:
fu come un celerino ,mi trascinò in manette.
81. La debolezza, la sua vergogna.
il suo peccato, l’immondo suo piacere:
ero questa, lo cominciai a vedere,
La veste un alibi, l’amor la gogna.
85.Tu maschio del tuo dio geloso
m’hai fatto obbrobrio, perché impudente.
In quanto donna, creatura irriverente!
In cuor tuo, un laccio velenoso.
89. Non mi lascio imprigionare
da chi l’amor va predicando.
Dai pregiudizi e da quel fango
non mi lascio insudiciare!
93. L’amor che sento non lo rinnego
perché il mio dio è liberatore
di ogni veste, di ogni timore
di chi nel cuore serba diniego.
97. Maria afferrò il biglietto.
Senza voltarsi fece posto
a quel dolor mai pago e scosto,
custode e boia del suo affetto.
101. Come da un quadro, oltre il contorno
si defilò dallo sportello.
Era uno scheletro senza fardello
verso quel viaggio, senza ritorno.
105.Mentre quegli altri, un letto in piena
di narrazioni lasciate nell’attesa,
a reclamare il tempo della resa
e un treno perso, andato via di schiena